Un anno fa avevo scritto un post (utilizzo la stessa immagine di allora per scaramanzia!!) su quando ho firmato il contratto di assunzione nella società in cui lavoro. Ne ho passate veramente tante nel corso di questo anno, dagli screzi con i colleghi alle assurdità del buon Erremoscia.
Da allora sono cambiate un pò di cose. Per esempio Erremoscia non è più il mio capo, infatti il buon RozzoGrigio è stato nominato responsabile del nostro ufficio e devo dire che si è rivelato migliore di quanto pensassi. Una persona semplice, molto più pratica e meno prolissa, della serie poche chiacchiere, fai pure basta che mi tieni informato e non combini troppe cazzate!
In compenso il pippone da siam bravi siam belli me lo sono beccato dall’Uomo-Gabibbo. E chi è l’Uomo-Gabibbo?!
Che domande, ma il “nuovo” responsabile dottor-fil-de-put-gran-paracul delle Risorse Umane. Un’altra cosa che è cambiata da qualche mese a questa parte è stato l’arrivo di questo misterioso (e grasso, donde l’Uomo-Gabibbo) personaggio che passa le sue giornate rinchiuso nel suo ufficietto ritinteggiato in azzurrino e riarredato con nuovi e fichissimi mobili da Responsabile delle Risorse Umane. Cosa faccia nessuno lo sa, lo si vede ogni tanto comparire nei corridoi all’ora di pranzo, mentre rotola verso il suo agognato pasto.
Tornando al pippone cerimonioso che mi ha fatto. Mi sarebbe piaciuto riuscire a riportarlo per filo e per segno, ma se lo facessi annoierei tutti quanti almeno quanto mi sono annoiato io. Partendo dal presupposto del classico “siamo una grande azienda in espansione” (alzi la mano chi non ha sentito questa frase..) e facendo un panegirico della Madonna mi ha lavorato sui fianchi con discorsi di flessibilità e di caos che regna al momento della nostra azienda.
Da una parte ha asserito più volte che non è bello che le persone dedichino troppo tempo all’azienda, che ognuno di noi ha diritto a vivere anche fuori dall’ufficio, che le persone “consumate dal lavoro” non fanno bene all’azienda e bla bla bla sui generis da riempire svariati vagoni merci di treni diretti a Cazzatolandia. Dall’altra questo misterioso accennare alla necessità di essere in qualche modo flessibili. Ma flessibili de che?!
Io che non facevo il minimo sforzo, anzi facevo proprio lo gnorri con la mia faccia impassibile che non dava segno di comprensione, come un utOnto davanti ad una spiegazione tecnica di quanto aveva combinato al suo dannato piccì. Lo lasciavo ballare come un topo su una griglia arroventata. Girava e girava intorno al discorso degli straordinari, che io, preciso come uno svizzero del segno della vergine, ho sempre evitato come la peste (salvo casi di necessità ovvio).
Hai voluto sta bicicletta? E mò pedala e dimmelo a chiare lettere sennò non capisco, divento di TEK o come se dice a Roma “De legno!“. Mi vieni a parlare di flessibilità, di razionalizzazione delle risorse, di puntare a migliorare la qualità dello status del lavoratore quando mi proponi altri sei mesi a tempo determinato che saranno come una ulteriore prova in vista di un mirabolante e roboante contratto a tempo indeterminato (azz.. mi vien da dire “Mai nominare il nome di Dio invano!”), tutto per farmi fare il criceto e far girare di più la ruota?! A ‘Bello, tira fuori sto pezzo di carta che lo firmo, poi tra sei mesi si vedrà!
Amen fratello!






















Urko tutto il mondo è troppo paese